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Martiri di guerra spesso dimenticati
pubblicato il 27/02/2010

La serata dedicata alla Memoria purtroppo non ha avuto il suo personaggio principale, Odoardo Magotti perché gravato da problemi di salute, ma è come fosse stato presente in municipio. Grazie al filmato proiettato, infatti, la sua presenza significativa di italiano partito a 20 anni per la guerra e detenuto nel campo di concentramento di Hildrup è stata molto pregnante di forti sensazioni, tipiche di chi ha provato sulla pelle gli orrori della guerra. In sua vece anche il sindaco di Schivenoglia, Marco Bruschi, e le due insegnanti che hanno coordinato il lavoro di recupero del suo diario, sia in forma a stampa che di filmato, grazie al lavoro degli alunni dell’Istituto ostigliese. Giliana Magotti, nipote di “Dino” Odoardo Magotti e Luana Garbellini hanno infatti seguito efficacemente i ragazzi per il percorso di recupero della memoria. Magotti poi, risollevatosi ,ha avuto il coraggio solo in questi ultimi anni di portare la sua testimonianza ai più giovani. Sono stati ricordati anche i sedici melaresi oggi conosciuti internati nei campi di lavoro (Imi) e per alcuni di essi sono state proiettate le immagini, denunciando la parziale ignoranza che si ha nei confronti di questo periodo storico ed auspicando ricerche mirate a colmare questa grave lacuna. Gli internati oggi riconosciuti in questo primo elenco furono: Vasco Arbustini, Rubens Biancardi, Valentino Colognesi, Osvaldo Furini, Giacomo Gallini, Costante Gobbi, Luigi Guarnieri, Oder Guernieri, Natale Negri, Remigio Poltronieri, Angelo Quattrina, Adelchi Ridolfi, Guido Ridolfi, Gino Sarti, Loris Tinti, Arturo Zanella. Hanno testimoniato, commossi, Francesco Gallini e Rubens Biancardi.
Giacomo Gallini, arruolato nell’artiglieria guardia costiera fu dirottato a Postumia dove l’8 settembre 1943 fu fatto prigioniero e deportato in Germania. Era detenuto nel campo di Christianstadt am Bober in Schliesen dove si occupava di caricare bombe e fabbricare munizioni. Qui in paese conobbe un massese, tale Ranzi detto “Al moro”, un muratore che lavorava in Germania da tempo e che lo ha letteralmente sfamato. Avanzando le truppe russe i tedeschi non vollero fare cadere la fabbrica di armamenti dove lavorava Giacomo Gallini e fecero saltare il deposito con all’interno almeno 700 deportati. Il copro di Gallini non fu ritrovato, tanto che venne eliminato dai registri melaresi per irreperibilità quale disperso in guerra. Nel 1956 giunse da Berlino la pratica di dichiarazione di morte il 22 gennaio 1945.

Raffaele Ridolfi da "Il Gazzettino" di Rovigo
del 26/02/2010


Redattore: Raffaele Ridolfi
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